White paper: Robustezza dei connettori
Che si tratti del settore aerospaziale (aerospaziale), dell’automazione industriale, dei trasporti o della sanità: i connettori (connettore) devono garantire sempre una trasmissione affidabile del segnale e non devono in nessun caso subire guasti. Allo stesso tempo, sono esposti a una serie di sollecitazioni ambientali: gli impatti meccanici quali urti, vibrazioni e oscillazioni compromettono la stabilità della trasmissione dei dati, così come gli influssi ambientali termici e chimici dovuti a temperature estreme, forti sbalzi termici, gas nocivi, umidità e sporco. I produttori di connettore di alta qualità ricorrono quindi a un’ampia gamma di soluzioni per proteggere i propri connettori da queste sollecitazioni.
Robustezza nonostante la miniaturizzazione

L’elettrotecnica moderna è soggetta più che mai a una tendenza: la miniaturizzazione. I moduli e i loro componenti devono quindi diventare non solo sempre più potenti, ma anche sempre più piccoli. Ciononostante, vengono spesso utilizzati in condizioni reali difficili. I componenti, così come i connconnettore, diventano quindi sempre più delicati a parità di sollecitazioni. Un connettore di alta qualità, tuttavia, non solo resiste a queste sollecitazioni altrettanto bene quanto il suo predecessore più grande, ma addirittura meglio. Ciò è dovuto ai progressi compiuti nella composizione dei materiali e nella progettazione del prodotto, ad esempio nella geometria del corpo isolante (Fig. 1).
Fattore di influenza: superficie

Una moltitudine di fattori influisce sulla robustezza di un connettore. Uno di questi è la superficie di contatto (superficie di contatto). Questa determina in modo determinante la durata del connettore, che di norma viene misurata in cicli di inserimento (cicli di accoppiamento). Durante l’impiego sul campo, il connettore (connettore) è esposto a determinati micromovimenti. Questi provocano l’abrasione della superficie e, di conseguenza, la formazione di ossido (Fig. 2).
La conseguenza è una maggiore resistenza di contatto e quindi una qualità inferiore nella trasmissione del segnale. È quindi importante ridurre al minimo l’abrasione superficiale durante l’inserimento e durante il funzionamento, ricorrendo a un placcatura dei contatti di alta qualità e durevole. A tal fine, sia i contatti a lama che quelli a contatto femmina devono presentare una superficie adeguatamente liscia. Nonostante i prezzi in aumento, l’oro viene ancora oggi volentieri utilizzato per i rivestimenti superficiali grazie alla sua resistenza alla corrosione e all’eccellente conduttività. Poiché l’oro puro è morbido, viene legato con una percentuale compresa tra lo 0,2 e lo 0,3 per cento di cobalto o nichel, ottenendo così l’oro duro. Chi invece cerca un’alternativa più stabile dal punto di vista dei prezzi a questa struttura di rivestimento, può ricorrere, ad esempio, a una lega nichel-fosforo con «flash d'oro». Se combinati in proporzioni ben precise, questi due materiali presentano le caratteristiche positive tipiche anche dell’oro: elevata resistenza alla corrosione, spiccata resistenza all’usura ed eccellente conduttività. Per impedire la diffusione tra il materiale di contatto e il rivestimento superficiale, viene spesso utilizzato un cosiddetto strato barriera di nichel. Grazie a questa barriera è possibile evitare la corrosione.
Fattore determinante: il design dei contatti

I contatti di un connettore vengono eseguiti tramite tranciatura o tornitura. Tuttavia, durante la tranciatura si forma sul lato inferiore del nastro tranciato una superficie disomogenea e dai bordi taglienti, visibile al microscopio. I sistemi convenzionali stabiliscono il contatto su questo «bordo tranciato», il che comporta una maggiore abrasione superficiale e quindi una maggiore resistenza di contatto. Ciò può essere evitato piegando il tulipano a molla di 90 gradi nel cosiddetto processo di punzonatura-piegatura, in modo che entri in contatto con il contatto maschio tramite la superficie liscia e laminata (Fig. 3).
Tuttavia, non solo il design della «connettore femmina», ma anche quello della «connettore maschio» sono determinanti per la durata del connettore. Infatti, anche quest’ultima deve essere sottoposta a tranciatura e lavorazione precise per evitare geometrie difettose e taglienti.
Tuttavia, non solo il design della «connettore femmina», ma anche quello della «connettore maschio» sono determinanti per la durata del connettore. Infatti, anche quest’ultima deve essere sottoposta a tranciatura e lavorazione precise per evitare geometrie difettose e taglienti.
Fattore influente: sistema di contatto

I classici connettori a due parti (connettore) dispongono di un contatto a lama (Messer) e di un contatto a molla (contatto femmina). In caso di forti urti, tuttavia, la barra a lama (connettore maschio) può staccarsi dalla barra a molla (connettore femmina). Per evitare che si verifichi tale interruzione del contatto (microinterruzione), è possibile garantire ridondanza e quindi sicurezza del contatto utilizzando una barra a molla a doppia fila (connettore femmina), poiché grazie alla seconda molla la trasmissione del segnale è assicurata in ogni momento almeno tramite un punto di contatto (Fig. 4).

Ancora più robusti sono invece i connettori (connettore) con il cosiddetto sistema di contatti ermafrodita. La particolarità risiede nelle geometrie identiche delle parti di connettore, Plug e Socket. Entrambe dispongono quindi sia di una molla che di una lama. In questo modo ogni pin viene a contatto con due molle; Plug e Socket sono intrecciati tra loro e non possono staccarsi l’uno dall’altro. Mentre una barra a molla (connettore femmina) a doppia faccia garantisce sempre almeno un punto di contatto in caso di sollecitazione meccanica, le geometrie intrecciate nei sistemi di contatto gender-neutral assicurano che la trasmissione del segnale avvenga sempre tramite due punti di contatto. Questa elevata ridondanza garantisce quindi la massima sicurezza di contatto (Fig. 5).

Per quanto riguarda le caratteristiche di robustezza, il sistema di contatti ermafrodita è superato solo dai connettori monoblocco. Questi ultimi rinunciano completamente al classico principio di contatto a due parti costituito da «Messer- und connettore femmina» (barra a lama e barra a molla). Grazie all’eliminazione della zona di contatto vulnerabile, i connettori monoblocco (connettore) non solo presentano la massima resistenza a urti, vibrazioni, umidità, polvere e condizioni atmosferiche, ma sono anche adatti al resinatura e ad altri processi di protezione dei componenti. In combinazione con la tecnica di inserimento a pressione (tecnologia press-fit), rappresentano il collegamento meccanico ed elettrico più sicuro tra due circuiti stampati (Fig. 6).
Fattore di influenza: tecnica di connessione

Esistono diverse modalità per montare i connettori (connettore) sui circuiti stampati. Una di queste è la già citata tecnica di inserimento a pressione (tecnologia press-fit). Il suo obiettivo è ottenere una forza di ritenzione il più elevata possibile tra il connettore e il circuito stampato, applicando una forza di inserimento (forza di inserzione) il più ridotta possibile. Le forze di ritenzione determinano il collegamento meccanico, che a sua volta deve resistere a urti e vibrazioni. Questa tecnica di tecnica di connessione, collaudata miliardi di volte, consiste nell’inserire a pressione un perno di inserimento (pin press-fit) in un foro foro metallizzato nel circuito stampato (Fig. 7).

In questo caso, il «pin press-fit» presenta una diagonale maggiore rispetto al diametro del foro del circuito stampato. Il pin del connettore è flessibile nella zona di inserimento (zona press-fit), in modo che il circuito stampato non venga deformato dalle forze fisiche durante il processo di inserimento. La deformazione si limita quindi alla zona d’zona press-fit (fig. 8). Si crea una saldatura a freddo tra il pin di contatto e il foro metallizzato del circuito stampato: un collegamento meccanico a tenuta di gas, resistente alla corrosione, a bassa resistenza e con buona conduttività elettrica, adatto anche per il resinatura. È inoltre specificato nella norma DIN EN 60352-5 e garantisce un contatto sicuro anche in presenza di sollecitazioni meccaniche e termiche molto elevate, quali vibrazioni, flessioni e forti sbalzi di temperatura, resistendo persino a sollecitazioni da urto fino a 200 g.
Grazie alle sue eccellenti caratteristiche di robustezza e al tasso di guasto (tasso FIT) dieci volte migliore rispetto ai connettore saldati automaticamente, la tecnologia press-fit viene spesso impiegata in applicazioni ad alta sicurezza in cui la trasmissione del segnale non deve essere interrotta in nessun caso, ad esempio nei sistemi airbag o nei moduli ABS ed ESP.
Grazie alle sue eccellenti caratteristiche di robustezza e al tasso di guasto (tasso FIT) dieci volte migliore rispetto ai connettore saldati automaticamente, la tecnologia press-fit viene spesso impiegata in applicazioni ad alta sicurezza in cui la trasmissione del segnale non deve essere interrotta in nessun caso, ad esempio nei sistemi airbag o nei moduli ABS ed ESP.

Tuttavia, la tecnica di inserimento a pressione (tecnologia press-fit) non è sempre adatta, ad esempio quando i circuiti stampati devono essere assemblati su entrambi i lati o quando non è possibile rispettare la distanza minima dai componenti nella direzione della forza. Un’altra possibilità per realizzare un collegamento affidabile e durevole tra connettore (connettore) e circuito stampato è quindi la tecnologia a montaggio superficiale (SMT). Mediante la pasta di saldatura (pasta saldante), gli connettore vengono saldati su piazzole definite del circuito stampato, le cosiddette piazzole di saldatura. Solo in un cosiddetto forno forno di rifusione la lega di saldatura viene portata a fusione e successivamente indurita. Grazie alla SMT è possibile realizzare connessioni stabili tra connettore e circuito stampato. A tal fine, tuttavia, devono essere soddisfatti alcuni criteri: innanzitutto, per un giunto di saldatura conforme alla norma IPC-A-610, è necessario rispettare il corretto rapporto tra piedino SMT, piazzola e pasta saldante. Solo in questo modo si ottiene una connessione di alta qualità che consente un collegamento conforme alla classe 3 dell’IPC, adatta quindi all’impiego nell’elettronica ad alte prestazioni. In questa classe devono essere esclusi in ogni momento i guasti nella trasmissione del segnale. Un connessione saldata ottimale si riconosce dalla formazione uniforme del menisco. Il contatto deve essere circondato su tutto il perimetro dal menisco di saldatura per ottenere le migliori forze di ritenzione sul circuito stampato. (Fig. 9).
La complanarità dei piedini di contatto è un requisito fondamentale per garantire un collegamento eccellente. Se tutti questi requisiti sono soddisfatti, è dimostrato che i connettori SMT sono in grado di resistere a sollecitazioni meccaniche fino a 400 N.
Fattore influente: progettazione del corpo isolante

La geometria del corpo isolante di un connettore contribuisce inoltre a proteggere i contatti da eventuali danni durante il funzionamento o l'installazione. Dovrebbe essere progettata in modo tale che i contatti vulnerabili all'interno del connettore siano protetti.
Inoltre, gli smussi di inserimento consentono di evitare danni durante il montaggio. Essi aiutano a compensare lo spostamento dei circuiti stampati in qualsiasi direzione durante l'innesto. Grazie a un'area di aggancio supplementare, le due metà del connettore possono essere inserite l'una nell'altra senza subire danni anche in caso di disallineamento centrale o angolare (fig. 10).
Inoltre, gli smussi di inserimento consentono di evitare danni durante il montaggio. Essi aiutano a compensare lo spostamento dei circuiti stampati in qualsiasi direzione durante l'innesto. Grazie a un'area di aggancio supplementare, le due metà del connettore possono essere inserite l'una nell'altra senza subire danni anche in caso di disallineamento centrale o angolare (fig. 10).

Alcuni connettore, inoltre, sono dotati di «boardlock». Si tratta di staffe metalliche fissate al corpo isolante e saldate anch’esse sul circuito stampato (fig. 11). In questo modo garantiscono una maggiore stabilità, anche in condizioni avverse quali vibrazioni e urti.
Fattore influente Intervallo di tolleranza

L’intervallo di tolleranza di un connettore gioca un ruolo decisivo nella valutazione della sua robustezza. Se il connettore non è in grado di compensare determinate tolleranze, i movimenti meccanici causano usura o addirittura danni al collegamento. Durante l’installazione, i smussi di invito offrono un supporto per consentire l’innesto senza danni di connettori a lama e a connettore femmina. Tuttavia, anche una volta innestato, è necessario compensare i micromovimenti. Ciò è possibile grazie alla geometria dei contatti e dei corpi isolanti. Se un connettore dispone di una flottante-Funktion, è in grado di compensare fino a ±0,4 mm anche durante il funzionamento. Questa funzione sta acquisendo sempre maggiore rilevanza, poiché svolge un ruolo decisivo nel montaggio di un circuito stampato con più connettori. In campo, tuttavia, le sollecitazioni non si verificano solo nelle direzioni x e y, ma anche nella direzione z (fig. 12).

A questo punto si pone la questione della «lunghezza utile di accoppiamento» (sicurezza di innesto) di un connettore. Essa descrive l’area di sovrapposizione tra la barra dei coltelli e quella delle connettore femmina e consente quindi non solo distanze diverse tra le schede, ma – a seconda delle dimensioni di quest’area – anche intervalli di tolleranza (fig. 13).
La massima compensazione delle tolleranze si ottiene invece tramite il collegamento via cavo. In questo caso è la lunghezza del cavo a determinare il campo di tolleranza del connettore.
La massima compensazione delle tolleranze si ottiene invece tramite il collegamento via cavo. In questo caso è la lunghezza del cavo a determinare il campo di tolleranza del connettore.
Procedura di verifica

Per testare a fondo i connettori a innesto (connettore) in termini di robustezza, esistono diverse procedure di prova. In questo contesto vengono prese in considerazione variabili quali la resistenza di tensione di tenuta e la resistenza di resistenza di contatto, sia prima che dopo una prova di carico, e lo stato dei contatti viene ispezionato visivamente. In questo modo è possibile, ad esempio, verificare gli effetti di 500 cicli di accoppiamento sulla tensione di tenuta oppure, nella prova climatica, determinare se diverse ore a -55 °C inizialmente e successivamente a 125 °C abbiano un impatto negativo sulla resistenza di contatto del connettore. Nel test di shock termico, il connettore deve resistere a 100 rapidi alternarsi tra queste temperature estreme per 30 minuti ciascuna. Inoltre, lo scostamento centrale e quello disallineamento angolare durante l’innesto, così come il campo di tolleranza allo stato innestato, non dovrebbero essere verificati solo teoricamente sul modello CAD, ma testati approfonditamente nella pratica e la loro resistenza confermata empiricamente. È altrettanto importante che i diversi test critici per la superficie di contatto (superficie di contatto) vengano eseguiti anche in combinazione, al fine di simulare le condizioni reali. Ad esempio, le prove di corrosione con gas misti cicli di accoppiamento- e tensione di tenuta potrebbero essere effettuate in combinazione per garantire che le prestazioni del connettore in termini di resistenza di contatto (resistenza di contatto) e tensione di tenuta (resistenza di isolamento) non siano peggiorate e che i contatti non abbiano subito danni (Fig. 14).
Il vostro design – La vostra scelta

A seconda dei requisiti dell’applicazione, si applicano diversi criteri di robustezza che un connettore deve soddisfare. Deve, ad esempio, compensare tolleranze elevate? È esposto a forti urti o vibrazioni? Viene utilizzato in presenza di forti sbalzi di temperatura, sia di calore che di freddo? Oppure la soluzione di connessione deve essere protetta da umidità, gas nocivi o sporco? Se un utente si orienta a queste domande nella scelta della propria soluzione di connessione, può essere certo che il suo connettore sia perfettamente attrezzato per l’impiego sul campo.

